domenica 1 ottobre 2023

 Esiste l'Inferno? Un'Indagine sulla Realtà dietro al Mito


Che cos'è l'inferno? Esiste davvero? È un luogo dove vengono punite le anime? Dobbiamo essere buoni per evitarlo?

 

L'inferno è un concetto "ubiquitario", presente in molte tradizioni. Come tanti altri concetti della tradizione spirituale millenaria dei popoli antichi è spesso oggetto di scarsa comprensione e di scherno da parte dei cosiddetti “realisti”, i quali credono solo a ciò che possono percepire attraverso i loro sensi.

 

Come possiamo conoscere l'esistenza dell'inferno, evitando speculazioni filosofiche e senza perdersi nei labirinti della mente che non portano da nessuna parte, contribuendo solo ad alimentare confusione e dubbi?

Lo gnosticismo contemporaneo ci insegna che la semplice auto-osservazione del proprio “paese psicologico” toglierebbe ogni dubbio sull'esistenza o meno dell'inferno, così come del paradiso.

 

L'inferno veniva chiamato in vari modi nelle diverse tradizioni: gli antichi greci e romani lo chiamavano Ade o Averno, gli antichi egizi lo chiamavano Amenti, i norreni Hel, i cinesi Diyu, gli induisti e i buddhisti Naraka, ecc.

Tutte queste tradizioni concordano nel considerare l'inferno come un luogo situato al di sotto, sotterraneo e inferiore, come indicato dall'etimologia della parola inferno (Infernus = situato al di sotto). È un luogo oscuro in cui non si vede e non si percepisce nulla, come evidenziato nel termine Ade (A = privativo e ἰδ = vedere), dove le anime sono prigioniere (Diyu = prigione terrestre) e soffrono terribilmente (Tartaro = dal greco ταράσσω = sconvolgo, turbo, ecc.).

Se, praticamente, tutte le culture si sono espresse sull'esistenza dell'inferno, ci sarà un motivo.

Ma cerchiamo di superare l'allegoria, la metafora e il mito per comprendere a fondo cos'è l'inferno e se effettivamente esista, utilizzando il metodo scientifico dell'osservazione oggettiva della realtà insegnatoci dallo gnosticismo contemporaneo.

 

Le religioni ci hanno descritto l'inferno come un luogo terribile, oscuro, spaventoso e pericoloso, un luogo di punizione da evitare ad ogni costo, in cui le anime soffrono torture indicibili inflitte da vari demoni. Vengono così immaginate condizioni estreme, in cui questi dannati, immersi nel fuoco o congelati tra i ghiacci, sono sottoposti a prove dolorosissime.  

Di conseguenza, il credente zelante si impegna con la speranza di non trovarsi, dopo la morte, in quel luogo di perdizione.


Auto-osservandoci, ci rendiamo conto che l'inferno non è solo un concetto astratto, ma una realtà presente sia dentro di noi che attorno a noi.

È una condizione di sofferenza interiore scaturita da una molteplicità di emozioni, pensieri, volontà, concetti, schemi e abitudini comportamentali errati, causando danni significativi a noi stessi e alla comunità.

 

Questi aspetti psicologici inferiori, oscuri e inconsci che ci limitano e ci fanno soffrire, trovano origine nell'ego, una falsa coscienza di noi stessi. Quest'illusione ci fa percepire come atomi separati dal tutto, vivendo in una costante paura di non riuscire a sopravvivere. Ci spinge in una lotta continua per la sopravvivenza, mettendoci in competizione tra di noi e mantenendoci costantemente sulla difensiva.

 

Questa percezione distorta di sé e del mondo è stata simbolicamente rappresentata nelle tradizioni spirituali con l’immagine dell'inferno. I vari demoni che infliggono sofferenze sovrumane alle anime sono, in realtà, i nostri ego, a cui spesso non vogliamo rinunciare e che difendiamo con fermezza, senza metterli in discussione e aggrappandoci ad essi con tenacia.


Quindi, potremmo affermare che siamo già nell'inferno a causa delle nostre percezioni distorte e degli ego che ci limitano, mantenendoci nell'ignoranza. Il vero dilemma non è tanto evitarlo, ma piuttosto come uscirne e liberarsi da quei modelli mentali, abitudini e percezioni che ci tengono imprigionati in uno stato di sofferenza.

La ricerca della crescita personale, consapevolezza e trasformazione diventa quindi fondamentale per liberarci da questa condizione. Un insegnamento che risuona già nei detti di Platone, pronunciati circa duemilacinquecento anni fa con il suo mito della caverna.

 

Cosa succede dopo la morte fisica se il mio stato infernale interiore non è stato precedentemente dissolto con un lavoro interiore?

Anche qui, non è necessario speculare o filosofeggiare; basta osservare cosa succede tutte le notti durante i sogni.


Ricordiamo i sogni al momento del risveglio? Come sono i nostri sogni? Siamo coscienti durante i sogni? Facciamo cose senza senso? Abbiamo incubi? Sono confusi, oscuri, oppure luminosi, pieni di significato e di conoscenze nascoste? Incontriamo Maestri che ci istruiscono? Abbiamo esperienze straordinarie che ci riempiono di gioia e danno un senso maggiore alla nostra vita?

 

Cosa c'entrano i sogni con l'aldilà? Molte tradizioni spirituali, come il buddhismo tibetano, insegnano che il processo di addormentamento è simile al processo della morte e che la dimensione dei sogni è analoga a quella delle anime disincarnate.

 

Pertanto, l'incoscienza che sperimentiamo durante lo stato di veglia e durante i nostri sogni a causa dell'io continuerà ad esistere anche dopo la morte. Se risvegliamo la nostra coscienza ora, essa sarà sveglia anche nei sogni e nell'aldilà.


Il paradiso e l’inferno sono stati interiori che dipendono solo ed esclusivamente da quanto è sveglia o meno la nostra coscienza, e non hanno niente a che vedere con i concetti religiosi moralistici che sono solo frutto di una cattiva interpretazione della realtà.

 

Visto l'inferno da questa prospettiva, spetta a ciascuno di noi decidere se continuare a tenere la testa sotto la sabbia o intraprendere un'azione ora per ritrovare la luce.

Per informazioni sui corsi: gnosigenova@gmail.com


 

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